Da Meo Patacca si assapora la vera cucina romana

coda alla vaccinara

trastevereCinquant’anni fa, il ballerino e attore californiano Remington Olmsted ebbe un’idea geniale: aprire, nel cuore del centro storico di Roma, un ristorante che riproducesse in maniera quanto più fedele possibile l’arredamento, l’atmosfera e la cucina tipica delle osterie della lontana epoca ottocentesca. Scelse, come location, la suggestiva piazza dei Mercanti, che si trova in una zona della Capitale il cui aspetto risorgimentale è rimasto pressoché immutato: il quartiere di Trastevere, che si trova sulla sponda destra del fiume che contribuisce a rendere ancor più magica la splendida città capitolina. L’obiettivo di Olmsted era quello di ricreare un ambiente assolutamente unico nel suo genere, un locale che desse ai clienti l’opportunità di avventurarsi in un divertente viaggio a ritroso nel tempo.

E l’impressione che abbia fatto centro la si ha prima ancora di varcare la soglia dell’arcinoto ristorante “Da Meo Patacca”: i gradini di cemento, la porta di legno scuro e l’insegna così deliziosamente all’antica, in effetti, sono un ottimo biglietto da visita. Un gustosissimo “antipasto” dell’atmosfera che, appena un attimo dopo, si respirerà all’interno di questa osteria fuori dal comune. Non rimanere stupiti è praticamente impossibile: tutto richiama alla memoria le locande di un tempo, quelle in cui i tavoli in legno grezzo venivano apparecchiate solo con pesanti piatti e bicchieri in coccio. Quelle in cui c’era sempre un piatto di minestra calda per i mercanti, per i mozzi e per i capitani che avevano bisogno di rifocillarsi prima o dopo un lungo viaggio. “Da Meo Patacca”, ve ne accorgerete subito, tutto ricorda i bei tempi andati: dal pavimento in cotto alle travi in legno, dalle ricette all’ineguagliabile atmosfera di cui si può godere. Se l’ambiente è così caldo e accogliente il merito è tutto del fatto che ad illuminare il locale non ci pensano lampadari sfarzosi o applique: qua e là sono bensì disseminati lumi a gas, candele, padelle ad olio e lampadine che emanano una gradevolissima luce calda e soffusa. E’ tutto molto essenziale ed estremamente rilassante, per intenderci. Proprio come una volta, sì. Ma non è solo l’arredamento a rendere così speciale il ristorante che rende omaggio alla mitica figura di Meo Patacca, lo sgherro romanesco protagonista di un poema datato 1695: la vera particolarità di questo locale, infatti, è data dall’intrattenimento.

Ogni sera, i clienti hanno la straordinaria opportunità di assistere a degli spettacoli fuori dal comune: un gruppo di musicisti professionisti, tutti ovviamente romani doc, allieta il momento della cena con sketch comici, riproponendo musiche e brani della tradizione capitolina e improvvisando quegli imperdibili stornelli che tanto piacciono ai clienti del locale. L’atmosfera è dunque festosa, gioiosa, altamente goliardica, il che rende il ristorante perfetto per chi ha voglia di trascorrere una serata divertente in buona compagnia e facendo un tuffo nel passato. Ma non solo. Fiore all’occhiello di quella che a Piazza dei Mercanti è oramai un’istituzione è, ovviamente, la cucina: nel ricco menu dell’osteria tutto ha il sapore del passato, e ogni piatto, com’è giusto che sia, è legato alla tradizione culinaria della Capitale. Niente cene da gourmet o piatti raffinati e minimalisti alla Masterchef: qui troverete solo ed esclusivamente quelle ricette antiche e intramontabili che chiunque dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

coda alla vaccinaraA partire, ovviamente, dalla frugalissima ma gustosa bruschetta romana, l’ideale per chi ha voglia di iniziare una bella cena a tema capitolino con un antipasto semplice e leggero. Ma tra caprese, cocktail di gamberetti, lonza, insalata di mare, salmone affumicato e ovoline de bufala ce n’è, chiaramente, per tutti i gusti. Stesso discorso per quanto riguarda i primi piatti, che nel menu sono classificati come minestre: immancabili i mitici bucatini all’amatriciana, irrinunciabili sia per il turista che vuole tuffarsi a capofitto nelle tradizioni locali che per il romano puro che ha voglia di gustare una ricetta tipica ma preparata ad arte da chef creativi e di talento. Non mancano la zuppa di ceci, quella di fagioli, i cannelloni, gli agnolotti, le pappardelle, le fettuccine e così via. Il resto del menu del ristorante è dedicato, poi, alla “robba” da mare, vale a dire i secondi a base di pesce, ai piatti alla “grija” nostrana, alla “robba” de maiale e alla “servaggia”. Anche in questo caso non c’è che l’imbarazzo della scelta: ce n’è per chiunque, affinché ogni singolo cliente possa coccolare il proprio palato con i sapori che più lo soddisfano. E allora, ecco spuntare gli scampi “gicanti”, le sojole, la spigola, le mazzancolle, il baccalà e il soutte di vongole, ma anche la fiorentina, la costata di manzo, la lombata e chi più ne ha più ne metta. Oppure, se preferite i sapori più veraci, potete ordinare direttamente un piatto di lepre con la polenta, il cinghiale, il carpaccio, la trippa, la classica cotoletta di vitello, la salsiccia o i fagioli con le cotiche. Vasta anche la selezione di formaggi, di “svojature” romane e di contorni a base di verdure di stagione. A completare il menu, che solo a sfogliarlo fa venire l’acquolina in bocca, ci pensano, infine, i dolci fatti in casa: si spazia dal creme caramel al tiramisù, dalla panna cotta alla torta gelato artigianale.

E cosa, meglio di un buon bicchiere di vino casereccio, potrebbe accompagnare una vera cena in stile romano? Quindi, ampia scelta anche sul fronte dei rossi e dei bianchi, ma anche delle birre, degli spumanti e delle bevande analcoliche. Non c’è un piatto che non valga la pena provare, insomma. Perché quando un locale fa della tradizione la sua musa ispiratrice il successo non può che essere garantito. E allora, tanto vale fare un salto a Trastevere, cercare un posto a sedere al ristorante e godersi una serata spensierata all’insegna della buona cucina e di un passato che merita di essere non solo ricordato, ma soprattutto onorato.